Max ci manda una poesia scritta dal suo padrone

“A MAX

Di colore nero e bianco è il tuo manto

Così lucente ai raggi del sole.

Il dolce sguardo che emana dolcezza

Trasmette a tutti tenerezza e amore.

Hai trascorso tante primavere

E continui sempre a camminare

per le vie del tuo quartiere

cercando qualcosa da annusare.

A volte sei strano e confuso

E ogni tanto devi riposare.

Il ricordo di via Caluso

Giammai vuoi dimenticare.

La nonna prediletta e tanto cara

Che è volata in cielo dal Signore

Ricordi di lei ogni carezza

Che ti ha donato con tanto amore.

Ti senti a Barbara devoto,

quasi in segno spirituale.

Per ogni ago che ella ti ha posto

Ti ha ridato forza vitale.

E alla sera, sotto il tuo giardino,

attorno al salice prima di rincasare,

per appagare ogni tuo desiderio,

sembra tu voglia dimostrare

ad Antonella ed a Valerio

quanto sei vivo e felice in questo

Santo Natale”

 

CHICCA ci racconta la sua storia

Mi chiamo Chicca, sono una gatta di 18 anni e vi voglio raccontare la mia storia.

Ero solo un gattina quando ho incontrato la prima volta la mia padrona: una signora anziana molto buona con la quale ho vissuto quasi tutta la mia vita. Abitavamo in un appartamento come tanti in città ma eravamo felici perché ci volevamo bene. Quell’alloggio era il mio mondo e la mia padrona era tutto per me, ma un bruttissimo giorno lei si ammalò. Cercai con tutto il mio amore un modo per aiutarla ma la sua malattia peggiorava sempre di più e, quando non fu nemmeno più in grado di alzarsi dal letto, arrivò in casa nostra una signora: era la badante. Inizialmente ne fui anche contenta perché pensavo che ci avrebbe aiutate, lei sicuramente sapeva come fare! Ma poi, dal momento che per la grande tristezza mi ero ammalata anch’io, questa badante cominciò a sgridarmi e poi anche a  picchiarmi perché doveva pulire il mio vomito e la mia diarrea: ho capito che non è una cosa piacevole, ma mica lo facevo apposta! Io stavo tanto male ma nessuno sembrava accorgersene. Un giorno una nostra cugina finalmente capì che qualcosa non andava e mi portò dal veterinario. Il veterinario mi visitò accuratamente, mi fece degli esami e poi, con fare solenne, disse che la situazione era grave, molto grave … sospettava persino che ci fosse un tumore nel mio intestino,  quindi consigliò la cugina di pensare all’eventualità di una eutanasia … eutanasia? Che cos’è questa cosa? Non sapevo cosa significasse ma non mi diceva niente di buono visto le lacrime che cominciavano a scendere copiose sulle guance della cugina! Portatemi subito via di qui! Pensai. Ma poi fortunatamente si limitarono a cacciarmi in gola delle pastiglie per alcuni giorni a seguire. Le mie condizioni non migliorarono, anzi … Così, grazie al consiglio di una vicina di casa, la cugina mi accompagnò da un’altra dottoressa che, pur confermando la gravità della situazione, ci prospettò la possibilità di tentare un strana terapia che si chiamava … aspetta! Vediamo se mi ricordo … ah sì! Si chiamava agopuntura: cosa fosse non lo sapevo e anche la cugina non ne aveva mai sentito parlare, ma non era cosa che potesse farmi male e poi non avevamo nulla da perdere: così accettammo. La dottoressa mi prese sulle sue ginocchia e cominciò ad accarezzare il mio pelo mentre io la guardavo senza capire cosa volesse fare, poi prese degli strani aghi, piccoli, sottili, e me li mise sul corpo come per farmi un’iniezione, ma non era un’iniezione! Non facevano male, davano invece una strana e indefinita sensazione di benessere: è questa cosa che chiamano agopuntura? Che bello! Da subito mi sentii meglio e la nausea stava finalmente passando. Nei giorni seguenti la nausea scomparve del tutto, la pancia non mi faceva più tanto male e io stavo direi quasi bene: per un momento pensai che finalmente sarei guarita. Disgraziatamente la diarrea persisteva ancora così che la badante, sempre più infastidita dal dovermi pulire, tanto disse e tanto fece che, minacciando di andarsene e lasciare la mia padrona a se stessa, convinse la cugina a farmi uccidere. Forse era giusto così: senza di me la badante sarebbe rimasta a curare la mia padrona malata … era l’unica cosa che una inutile gatta come me potesse fare per la sua amata padrona, così mi rassegnai. Quando la cugina, con le lacrime agli occhi, mi portò dalla dottoressa per farmi sopprimere, lei non volle sentire ragioni: continuò a curarmi con i suoi “magici” aghetti e mi fece guarire completamente. Oggi vivo felice